Living in the world agree
There will be an answer, let it be
For though they may be parted
There is still a chance that they will see
There will be an answer, let it be”
In compagnia delle mie amiche, sbarcate a Londra per il weekend, Sabato sera ho assistito al Musical dedicato ai Beatles “Let it Be”.
Adoro i musical: l’ho gia scritto da qualche parte? Se si, lo ripeto.
Se no, lo dico e lo sottolineo: adoro i musical.
Se non ne vedo almeno un paio l’anno, verso Dicembre comincia ad insinuarsi in me quel brividino di impazienza, di insoddisfazione, quella sensazione latente di non aver vissuto abbastanza.
Per fortuna vivo a Londra (ah e’ uno dei motivi per cui l’ho scelta, ecco giusto), per fortuna esiste il West End, per fortuna esistono i biglietti lastminute superscontati, per fortuna esistono gli upgrade.
Adoro gli upgrade. Ma questo e’ un altro discorso.
In una vita passata ero una attrice/ballerina/cantante di musical e vivevo a New York.
O forse lo saro’ nella prossima, chi lo sa.
O forse lo sara’ mia figlia che ha composto la sua prima canzone a quindici mesi. Una canzone che parlava di lei, del suo asilo e di una torta.
Che quando sta per addormentarsi tento di cantarle una ninna nanna e lei mi dice: “mamma shhhh canta M.”
Che ha imparato a fare le scale sul pianoforte e mentre suona mi dice: “mamma dance, cosi”, lascia il piano e comincia a roteare per la stanza infilando qua e la qualche inchino.
Che e’ in perenne ricerca di un pubblico per le sue piccole rappresentazioni.
(Non scherzo: la cosa e’ abbastanza inquietante.)
Sto divagando.
Parlavo del musical dedicato ai Beatles.
Al contrario di cio’ che pensavo, non e’ stato il solito musical da West End con cori e balletti.
E’ stato un vero e proprio concerto con i quattro attori/musicisti, somigliantissimi, che riproponevano pezzi dei concerti piu’ famosi, quasi sempre la loro parte finale, mentre intorno scorrevano immagini d’epoca.
I loro capelli si allungavano di concerto in concerto.
Cosi’ come i loro pantaloni.
Come in tutti i concerti abbiamo ballato e cantato a squarciagola, perche’ si sa le canzoni dei Beatles sono come quelle di Battisti non ricordi di averle mai ascoltate volontariamente eppure le conosci tutte a memoria.
“Love, love me do
You know I love you
I'll always be true
So please, love me do
Whoa, love me do”
You know I love you
I'll always be true
So please, love me do
Whoa, love me do”
“Well, shake it up, baby, now (Shake it up, baby)
Twist and shout (Twist and shout)
C'mon, c'mon, c'mon, c'mon, baby, now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out)”
Twist and shout (Twist and shout)
C'mon, c'mon, c'mon, c'mon, baby, now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out)”
“It's been a hard day's night, and I'd been working like
a dog
It's been a hard day's night, I should be sleeping like a log
But when I get home to you I find the things that you do
Will make me feel alright”
It's been a hard day's night, I should be sleeping like a log
But when I get home to you I find the things that you do
Will make me feel alright”
“That's why I go for that that rock and roll music
Any old way you choose it
It's got a back beat, you can't lose it”
Any old way you choose it
It's got a back beat, you can't lose it”
“Yesterday, love was such an easy game to play
Now I need a place to hide away
Oh, I believe in yesterday
Mm mm mm mm mm mm mm”
Now I need a place to hide away
Oh, I believe in yesterday
Mm mm mm mm mm mm mm”
Chissa’ se un giorno anche lei la cantera’ a squarciagola in un teatro del West End, con le sue amiche vicino e un’orda di cinquanta, sessantenni, scalmanati, intorno.
Io glielo auguro, anzi lo auguro a tutti: e’ stato veramente divertente.
“Hey jude, don't make it bad.
Take a sad song and make it better.
Remember to let her into your heart,
Then you can start to make it better.
Hey jude, don't be afraid.
You were made to go out and get her.
The minute you let her under your skin,
Then you begin to make it better.
And anytime you feel the pain, hey jude, refrain,
Don't carry the world upon your shoulders.
For well you know that it's a fool who plays it cool
By making his world a little colder.
Hey jude, don't make it bad.
Take a sad song and make it better.
Remember to let her under your skin,
Then you'll begin to make it
Better better better better better better, oh.
Na na na na na ,na na na, hey jude...”
Belli i musical. L'ultimo l'ho visto a NY, PROMISES, PROMISES, meravigliose sensazioni ed emozioni! Complimenti alla tua piccola artista in erba che un giorno, sicuramente si esibirà su un palco famoso!
ReplyDeletePromises, Promises non l'ho visto...se dovesse capitare rimediero'.
ReplyDeleteMa guarda, vista la storia familiare (tipo quella medica che si dice al medico per i check up) di Martina, non abbiamo proprio la piu' pallida idea di dove possa aver ereditato questa sua propensione artistica. Tanto per avere un'idea dico soltanto che ha 2 genitori e 3 zii ingegneri mentre i restanti due zii una si sta laureando in scienze bancarie e l'altro ha frequentato la facolta' di economia.
Per non parlare di un ulteriore nonno ingegnere e due cuochi.
Io sono la persona piu' negata al mondo nel canto e nel ballo e il padre peggio ancora. Non ce lo spieghiamo proprio!
Chissà, qualche gene lontano ;-)
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