Tuesday, April 23, 2013

Greenwich.

Il quartiere di Greenwich mi piace.
Mi piace per molte ragioni.
Prima fra tutte perche’ mi ricorda che, seppur cesciuta in campagna, sono inesorabilmente e irrimediabilmente una donna di citta’.
Non posso che esserlo, visto che, pur avendo visitato spiagge incontaminate, fiordi mozzafiato, foreste di baobab dell’africa piu’ profonda, colline addobbate da migliaia di girasoli gialli e fiori di lavanda blu, pur avendo assaporato la magia del Bosforo e delle cime dolomitiche, penso ancora che uno dei luoghi piu’ belli del mondo sia il tratto di DLR che congiunge Canary Warf a Cutty Sark.
Mi piace per il suo immenso parco che si snoda tra l’osservatorio e il Museo della Marina dove per le Olimpiadi avevano allestito i campi gara delle discipline equestri.
Mi piace per il suo Museo della Marina che ospita opere di ingegneria navale, relitti di navi antiche e mostre fotografiche il cui tema e' il mare.
Mi piace per la sua atmosfera di porto di colonia lontana, quasi caraibico direi.
Mi piace per il suo Old Royal Naval College, cosi’ formale ed elegante ma anche cosi’ moderno, il cui parco interno si getta nel Tamigi senza soluzione di continuita’.
Mi piace per le sue stradine pedonali che ricordano tanto quelle di Cambridge (sara’ un caso?) e per il suo mercato coperto dove gli odori e i sapori dello street food di tutto il mondo si mescolano agli oggetti di antiquariato, ai giochi da tavolo, ai capi di abbigliamento creati e realizzati da giovani stilisti e alle creazioni degli altrettanto giovani designers.
Mi piace perche’ e’ verde e blu e anche un po’ rosso.
Perche’ vi passa ogni anno la Maratona di Londra e qualche volta anche il Tour de France.
Perche’ e’ sempre pieno di gente che viene e che va.
Perche’ cerco di immaginare come era tanti anni fa, al culmine della sua indecente bellezza, quando vi transitavano mercanti, pirati, donne e uomini d’affare, spezie, vini, cibo esotico e ricchezze di ogni genere.
E sono piuttosto sicura che mi sarebbe piaciuto molto anche allora.

Tuesday, April 9, 2013

TBW

Cosi’ ho sentito definirla ieri, TBW: “That Bloody Woman”.
Lei, Margareth Tatcher e’ morta ieri, all’eta’ di 87 anni, ed oggi, qui, a modo loro, un po’ tutti parlano di lei.
Lei che soffriva da anni di demenza senile.
Lei che ormai compariva molto raramente in pubblico e quando lo faceva era sempre accompagnata e sorretta dai suoi due figli.
Lei che aveva avuto il primo infarto poco dopo la morte di suo marito, e da quel momento tutto era divenuto una nuvola sempre piu’ confusa.
Lei che aveva sempre osteggiato l’introduzione di asili nido a prezzi popolari.
Popolari, si, per il popolo, come diceva lei.
Lei che ha fatto morire un uomo di fame. Letteralmente.
Lei che ha sacrificato centinaia di vite per una guerra senza senso. E pure se avesse avuto senso, quella guerra, sempre centinaia di vite sono state sacrificate. E una vita e’ sempre piu’ importante di una guerra.
Lei che ha sconvolto il tessuto sociale anglosassone.
Lei che aboli’ il Greater London Council, lasciando Londra e i Londinesi senza guida e protezione perche’ non condivideva le idee politiche dell’allora sindaco, Red Ken.
Lei che ha fatto della meritocrazia la sua piu’ grande battaglia, senza se e senza ma.
Lei che nel bene e nel male ha risollevato le sorti economiche e sociali della nazione in cui vivo.
Lei che ha fatto si che ad oggi, le menti brillanti di tutto il mondo transitano in questo paese, vi lasciano traccia, vi producono ricchezza. E spesso rimangono, lamentandosi del tempo.
Lei che ha guardato avanti e ha servito il suo paese. Letteralmente.
Lei che si e’ sempre presa tutte le responsabilita’ del caso.
Lei che e’ stata una delle donne piu’ potenti del mondo. E sostenava che essere potenti e’ come essere donne, se lo si e’ davvero non c’e bisogno di ricordarlo a tutti ogni giorno.
Lei che ha sempre creduto nella forza delle sue idee. Spesso sbagliate a mio modestissimo parere, ma sempre molto chiare.
La chiarezza di idee e’ stata la sua forza.
Ed e’ per questa sua chiarezza di idee e questa sua forza che io la stimo cosi’ tanto, That Bloody Woman.

PS. Qualche giorno fa mi e’ stato assegnato un piccolo premio tra bloggers: “The Versatile Blogger Award”. La blogger etichetta avrebbe voluto che io perpetrassi il premio a 15 piccoli blog.
Ecco io 15 blog non li conosco!!
Lo so, sono pessima: sociopatica nel reale e nel virtuale.
Cerchero’, in futuro, di rimediare.
Ringrazio comunque Duda Tissa  (http://essenzaconfusa.blogspot.co.uk/) per aver menzionato il mio blog e piu’ che altro per leggermi. Grazie, un saluto cara.

Thursday, April 4, 2013

I did it!


Qualche giorno fa, ti ho osservata prendere una mela e poi esclamare: “I did it!”
Non so perche’, ma mi sono commossa e non ho potuto fare a meno di pensare: “I (we) did it!”
L’ho (abbiamo) fatto davvero.
Ho (abbiamo) creato una persona, nuova, autentica, genuina.
Con i suoi pregi e i suoi difetti.
Con i suoi giorni si e i suoi giorni no.
Con le sue aspettative, le sue passioni e le sue insicurezze.
Con i suoi piccoli traguardi e le sue ciglia infinite.
Con le sue trecce e i suoi vestitini, per ora, preferibilmente, pink (pink??!!!).
Con i suoi abbracci e i suoi baci, con le sue sfuriate e i suoi ravvedimenti.
Con i suoi “oh, wow” ed i suoi “no”, i suoi “ok” ed i suoi “it’s miiiine”.
Uguale a tante altre eppure cosi’ unica.
Uguale a tante altre eppure cosi’ speciale.
Uguale a tante altre eppure cosi’ simile a me (noi).
Creare una persona non era mai stato in cima alle mie priorita’, chissa’ per quale motivo, chissa’ perche’.
Chissa’ perche’ mi sembra cosi’ strano e speciale.
Lo hanno fatto in molti, lo faranno in molti nei tempi a venire.
Lo faro’ (faremo), forse, ancora, anche io (noi) chi lo sa.
Eppure.
Eppure, a me sembra un avvenimento speciale.
Tu, sei, un avvenimento speciale.
I (we) did it!
La tua strada, tesoro mio, e’ cominciata da qualche tempo ormai.
La tua strada, tesoro mio, sara’ come la costruirai tu.
E sara’ unica.
E quando e se ne avrai bisogno io (noi) saro’ (saremo) con te, anche se ci separeranno migliaia di chilometri, anche se ci separeranno dieci fusi orari.
Oggi non e’ il tuo compleanno.
Oggi non e’ una ricorrenza particolare.
E’ un giorno qualunque e come tutti i giorni qualunque mi emoziono pensando a te, al tuo essere, per me (noi) un evento cosi’ speciale.