Monday, December 2, 2013

A Mighty Girl.

Quando le mie amiche vengono a trovarmi, c’e’ una legge non scritta che ogni volta rispettiamo: andiamo a vedere un Musical.

Io adoro i Musical! Lo so, lo so, l’ho gia detto.

Venerdi siamo andate a vedere “The Light Princess” al National Theatre.
“Once, in opposing kingdoms lived a princess and a prince who had lost their mothers. Althea, unable to cry, became light with grief and floated, and so was locked away. Digby became so heavy-hearted that he could never smile, and so was trained as a warrior.”

The Light Princess e’ una fiaba antica, di quelle che parlano di principesse rinchiuse in una torre e principi guerrieri.
The Light Princess e’ una fiaba scozzese, in cui tutte le protagoniste hanno i capelli rossi.

The Light Princess e’ una fiaba da narrare alle nostre figlie e ai nostri figli perche’ i protagonisti e le protagoniste della fiaba nascono vittime dei soliti stereotipi di genere, ma durante la narrazione crescono e se ne liberano, affrontando i propri dolori e le proprie paure.
Le musiche di questa trasposizione teatrale sono state scritte da Tori Amos e Samuel Adamson.
Tori Amos: anche lei eroina dai capelli rossi. Che bello il suo modo di fare musica, quel suo saltellare da una una nota all’altra;

Never was a cornflake girl, Thought that was a good solution. Hanging with the raisin girls. She's gone to the other side. Givin us a yo heave ho. Things are getting kind of gross. And I go at sleepy time. This is not really happening.You bet your life it is”
Da una fiaba ad un sobborgo;

Mamma got shit. She loved a brown man. Then she built a bridge in the Sheriff's bed. She'd do anyting to save her man. You see her olives are cold pressed. And her best friend is a sun dress. But Momma: It wasn't my bullet”
Dalla serenita’ alla frustrazione di non essere all’altezza.

“Mother the car is here. Somebody leave the light on. Black Chariot for the redhead. Dancing dancing girl And when I dance for him.  Somebody leave the light on just in case. I like the dancing. I can remember where I come from”
“Got a kick for a dog. Beggin' for Love. I gotta have my suffering. So that I can have my cross. I know a cat named Easter.  He says will you ever learn. You're just an empty cage girl. If you kill the bird”

Di musical ne ho visti tanti negli anni e questo e’ stato uno dei piu’ belli. Forse, il piu' bello.
Bella la storia, bella la scenografia, bella la direzione e le musiche. Perfetta l’interpretazione.

I do not fly, I float.
Ripete piu’ volte Althea, la protagonista della fiaba.
E davvero fluttua la ragazza dai capelli rossi. Come? vi chiederete.
Con l’aiuto di quattro ginnasti vestiti di nero. Tre uomini e una donna dai muscoli di acciaio, che sono riusciti nelle due ore e quaranta minuti di spettacolo a rendere la forza di gravita’ un’opzione da poter eliminare.

I veri protagonisti della serata.
Una serata magica, una serata da Mighty Girl.

“And then the Prince and the Princess married and lived HappilyEverAfter. But...not before that the Princess had gone to Harvard and had become a Marine Biologist, you know. And me? Well I became prime minister of the Kingdom, of course.”
“And I became her husband.”
 
“Peal our the watchword
Just peel out the watchword
Never was a cornflake girl
Thought that was a good solution
Rabbit where'd you put the keys girl
And the man with the golden gun thinks he knows so much
Thinks he knows so much
Rabbit where'd you put the keys girl”

Tuesday, November 26, 2013

Cambridge.

La crisi economica mondiale e’ stata superata.

I segnali sono un po’ ovunque, nel mio mondo, i piu’ rappresentativi sono due:
  1. Sono ripartiti tutti i programmi di volontariato sovvenzionati dal quartier generale della Scuola di Magia;
  2.  La Scuola di Magia cerca Streghe e Stregoni, un po’ di tutti i livelli ma soprattutto cerca Apprendisti Streghe e Stregoni. Apprendisti freschi di Universita’. Possibilmente prestigiosa, preferibilmente presente nei primi 10 posti del Ranking Mondiale stilato dall’Economist.
La Scuola di Magia e’ un posticino parecchio progressista e liberale e per questo non hanno importanza il genere, il numero di scarpe, il colore dei capelli o l’orientamente sessuale degli apprendisti.
Con lo scopo di recrutare almeno una decina di Apprendisti, dunque, la Scuola ha organizzato degli incontri con gli Studenti/esse di varie Universita’.
Ha pagato viaggio e giornata di lavoro alle Streghe e agli Stregoni che avessero voluto partecipare e li ha pregati di raccontare:
  1. Le proprie esperienze;
  2. I benefit che si ricevono;
  3. Le innumerevoli sfide quotidiane contro il Male.
Una volta fatto cio' ha chiesto loro di distribuire pizza pepperoni e chiavette USB.

La sottoscritta, StregaItaliana, ha partecipato insieme alla sua amica Strega(momentaneamente)Panzona, all’evento organizzato all’Universita’ di Cambridge.
Io nella mia prossima vita voglio laurearmi a Cambridge.

Cambridge e’ l’Universita’ per Eccellenza. Sembrera’ un’eresia ma l’atmosfera di Cambridge secondo me e’ ancora piu’ frizzante di quella del MIT o di Harvard, e costa un quinto. Forse anche meno.
Cambridge pullula di cultura scientifica, le facolta’ sono all’avanguardia, i College sono pregni di sapere nuovo e antico.

I brevetti sono venduti a peso d’oro, le collaborazioni sono sempre profique, gli studenti sempre brillanti.
E dai racconti dell’amica Strega(momentaneamente)Panzona, che l’ha frequentata, si divertono anche.

Avevo visitato molte volte Cambridge, il suo Common e i suoi caffe’, il suo mercato Biologico, i suoi College famosi e il suo lungo fiume pieno di gondole e gondolieri; non avevo mai visitato pero' l’interno della sua Universita’: il Dipartimento, i laboratori, le aule, la caffetteria.
Il Dipartimento di Ingegneria dell’Universita’ di Cambridge e’ una macchina da soldi. E’ un edificio universitario esteticamente abbastanza anonimo, nulla a che vedere rispetto alla maestosita' del mio vecchio Dipartimento all’ombra del Colosseo. Ed e’ apparentemente una macchina da soldi.

Che bel posto!
E quanto sono Nerd che mi emoziono nel visitare un posto cosi’?

Tanto, ovvio. Lo dicono tutti e io ne vado fiera!

PS. All’incontro con gli studenti del penultimo anno c’erano 50 studenti di cui 9 donne, delle quali 7 cinesi . Questa e’ la rappresentanza dell’elite degli ingegneri/e che tra qualche anno prenderanno le redini del mondo produttivo ed energetico mondiale. Traetene voi le dovute conseguenze.

Tuesday, November 19, 2013

Take a walk on the Wild Side

La scorsa domenica, come ogni anno, abbiamo visitato una mostra fotografica legata ad un premio fotografico, la “The Wildlife Photography of the Year”.
Come ogni anno, siamo rimasti folgorati dalle magnifiche fotografie che partecipavano al premio.
Come ogni anno, la mostra viene presentata al Natural History Museum di Londra e noi cogliamo l’occasione per scoprirne un pezzettino diverso.
Questo anno, finalmente, non ho dovuto preoccuparmi del cambio pannolino, del prepara il pranzo da casa, del dove andiamo a fare il riposino.

Ancora non ci credo!
Questo anno, finalmente, tu sei abbastanza grande da poterti veramente meravigliare delle stupende fotografie e dell’elefante che e’ altissimo, della balena che e’ enormissima e del leone che e’ molto ma molto pauroso. Per non parlare dei dinosauri, la tua passione. Se poi fossero anche un po’ rosa sarebbero il tuo mito incontrastato.



Ma torniamo alla mostra.
Questo anno, a mio modesto avviso c’erano delle foto davvero particolari, qualcosa in piu’ del solito lupo che salta la staccionata, della scimmietta dalla faccia rossa e del giaguaro delle nevi intirizzito che cerca qualcosa da mangiare. Non so da quale remoto angolo di romanticismo venga questa osservazione ma, per me, la piu’ bella e’ quella dei due cigni che con le loro teste formano involontariamente un cuore.
I colori della foto sono cinque: il bianco, il blu, il verde, l’arancione rosato e il grigio. Cinque colori che riassumono in tutta la loro forza il candore e la dolcezza di questa immagine.


E pensare che io sono ornotofobica.
Al secondo posto, ma distanziata di pochissimo, per me, viene la foto del leopardo che guarda la fotocamera. Guarda il suo pubblico negli occhi. Il viso e’ rigorosamente perpendicolare alla macchina e io ho pensato una sola cosa guardando la foto: questo leopardo e’ bellissimo.
Bello, bella, chi lo sa, di una bellezza in cui tutti i canoni del classicismo sono rispettati: simmetria delle forme, nettezza degli angoli, assenza di movimento.


E pensare che io impazzisco per il surrealismo.
PS. Leggendo il titolo di questo post pensavate che volessi scrivere il mio tributo a Luo Reed, vero? A modo mio, e’ cio’ che ho fatto. Lou Reed e' stata la colonna sonora dei miei anni universitari e del mio post laurea. 

Lou io ti ho ascoltato, ho cercato pezzi di te nel tuo Village e poi ti ascoltato di nuovo.

Quando ti ho visto eri gia vecchio e lo so, certi eccessi si pagano cari. Non mi impressionasti affatto, ma non fa nulla. E’ stato comunque un piacere.


Monday, November 11, 2013

Tomorrow’s Engineering Week

Oggi, gironzolando in rete in pausa pranzo, mi sono imbattuta in questo post:
Posso confermare, e’ tutto vero.

E’ vero che molti ragazzi/e non considerano una carriera nell’ingegneria perche’ non sanno esattamente cosa significhi “carriera nell’ingegneria”.
E’ vero che pochissime ragazze scelgono di studiare ingegneria e poi costruire una carriera su tali studi.
E’ vero che molti, troppi, genitori ancora pensano che lavorare nell’ingegneria non sia un lavoro da donne.
E’ vero che molti, troppi, educatori non incentivano le ragazze che vogliono intraprendere studi ingegneristici perche’ pensano che le donne siano geneticamente meno portate degli uomini in questo campo.
E’ vero che molte ragazze/i non scelgono di studiare ingegneria perche’ pensano che i conseguenti settori di occupazione non siano abbastanza alla moda.
E’ vero che, in realta’, pensandoci meglio, sia lampante quanto la nostra vita e il nostro mondo, cosi’ come lo abbiamo costruito, siano pieni di strumenti, materiali e idee ingegnerizzati/e da qualcuno.
E’ vero che, da qualche tempo, il governo UK, a differenza di quello Italiano (mi sembra di capire) stia spendendo molte energie e risorse per cercare di coinvolgere i giovani per farli diventare gli ingegneri del domani. Coloro che in un campo o in un altro, contribuiranno, praticamente, a mandare avanti il mondo.

Mi sembra un’ottima idea. Un ottimo investimento per il futuro.
Da anni, ormai, contribuisco anche io a questa campagna di sensibilizzazione: facendo incontri nelle scuole e nelle universita’, parlando della mia esperienza e perche’ no, diciamolo, raccontando della passione che ho per il mio lavoro.
Aggiungo un ulteriore tassellino, elencando di seguito dieci buonissimi motivi per cui sono felice di aver studiato inegegneria e aver intrapreso la mia carriera da ingegnera. Non si sa mai. Fosse mai riesca ad ispirare qualcun altro. Sarebbe un vero piacere esserci riuscita.

1.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ l’igegneria e’ una scienza universale. E per questo ho potuto scegliere il paese in cui lavorare, vivere e crescere mia figlia. E se le cose non dovessero andare bene qui, un altro paese che mi accoglira’ lo trovero’ di sicuro.

2.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ si ingegnerizza ovunque al mondo. E per questo ho potuto visitare molti luoghi, conoscere molte usanze e molte culture diverse. Diventando di conseguuneza una persona piu’aperta ed equilibrata.

3.    Sono felice di aver studiato ingegneria perche’in conseguenza di cio’ ho sempre avuto la possibilita’ di cambiare posto di lavoro, cercando e trovando, finalmente, la societa’ che piu’ si addice al mio modo di essere. (almeno per il momento!)

4.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ non interessa a nessuno se sono donna e ho figli/e. L’importante e’ che cio’ che progetto funzioni bene. Si sono convinti anche i sauditi, e con questo ho detto tutto.

5.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ guadagno molto bene ma non e’ necessario che io lavori molte ore o che viaggi quando non voglio. E per questo il tempo da passare con mia figlia non mi manca mai.

6.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ guadagno molto bene, e per questo ho appena potuto comprare un bellissima borsa Roberto Cavalli. In fondo, cosa sono i milioni quando si hanno belle borse? (Citazione un po’ rivisitata).

7.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ guadagno molto bene, e per questo posso viaggiare con la mia famiglia.

8.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ ho potuto conoscere persone speciali che fanno il mio stesso lavoro, persone di grande esperienza ma anche di indubbia onesta’ intellettuale che credono a cio’ che vedono e a cio’ che progettano e non si lasciano corrompere dalla parte marcia del mondo.

9.    Sono felice di aver intrapreso la mia carriera da ingegnera perche’ per caso, un giorno, ho incontrato mio marito, il mio compagno di vita.

10. Sono felice di aver studiato ingegneria perche’ ho appreso nozioni che posso applicare in molti campi, in molti luoghi, compresi i piccoli progetti di responsabilita’ sociale per le associazioni di volontariato con cui collaboro. E’ bello toccare con mano la realizzazione di qualcosa, pensata da te, che ha cambiato la vita di altre persone. Spesso a costo zero.
Questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono. Qui

 

 

 

Thursday, September 19, 2013

Il Profumo.

Leggedo stamattina il post di Supermambanana, su Genitoricrescono, ho scoperto di questa campagna di sensibilizzazione ai profumi:
Devo dire la verita' io, di questa campagna, non ne avevo proprio sentito parlare.
Una fitta al cuore.


NO un mondo senza odori e profumi NO.
Io vivo del mio olfatto.

Mi rendo conto man mano che ci penso che la quasi totalita' dei miei ricordi sono legati ad un odore, una puzza, un profumo:
Il profumo di saponetta Camay rosa di casa di mia nonna paterna, la puzza terribile della sua cantina li dove c'erano le botti di vino fatto in casa.
L'odore di dopobarba di mio nonno materno e di fritto nella loro cucina.
L'odore della mia cameretta da piccola: di legno e vernice appena fissati.
L'odore dell'armadio di mia madre: la naftalina.
L'odore nauseabondo del profumo che portava la mia professoressa di matematica al liceo.
L'odore di cuoio bagnato, letame e fieno delle lezioni di equitazione.
L'odore del cloro della piscina e dello shampoo alla mela verde.
L'odore di sudore del guanto e della maschera da scherma. La puzza della sala scherma mista agli ordori dei vari shampoo utilizzati dopo aver nuotato.
Roma, il profumo che utilizzava sempre mia cugina.
L'odore del deodorante spray che utilizzava la mia compagna di casa all’universita’, che riempiva il nostro minuscolo bagno e rimaneva li, fino al giorno successivo.
Il profumo del mio primo fidanzato, misto alla puzza di sigaretta appena fumata e caffe' appena bevuto.
L'odore dei preservativi.
L'odore di zolfo e disinfettante del laboratorio della mia tesi di laurea.
L'odore e i profumi delle cabine degli aerei.
Il profumo di DKNY verde che mi ha accompagnata da NY in poi.
La puzza del retro dei McDonald in giro per il mondo. Sempre uguali.
L'odore nauseabondo dei mercati africani.
La mia crema per il corpo Chanel che me li fa dimenticare.
Il profumo al muschio bianco comperato a Parigi, sempre con me in giro per i cantieri.
Il profumo del tortino al cioccolato mangiato quella sera.
L'odore di mio marito, che non ha odore, lui non suda e non usa deodorante, a quanto pare anche suo padre e suo fratello sono cosi', faranno parte del famosogenotipo?
E piu' che altro, sara' un caso che io che vivo di odori abbia perso completamente la ragione per qualcuno che non ha odore?
L'odore di casa nostra, che e' sempre quello ovunque ci spostiamo nel mondo.
Il profumo di mia figlia. Quel profumo di bimba fantastica che riempie la mia vita di colore. Quel profumo che sento quando vado a prenderla all’asilo misto allo Chanel che usa mio marito e che lei adora vuole mettere tutte le mattine per odorare di papa’.
L’odore del glicine di casa di mia madre, che ritrovo in molte fragranze.
L’odore di fiori freschi e non, che sento sulla tomba di mio padre e che non vorrei sentire mai.
L’odore di pioggia e di erba bagnata.
Il Profumo di Suskind e’ in assoluto il libro piu’ bello che io abbia mai letto, una rivelazione per me.
Io capisco cosa voglia dire cercare da una vita il profumo, perfetto.
E non lo voglio un mondo senza profumi.

Questo post partecipa al blogstorming (e’ la prima volta che emozione!!)






Monday, September 16, 2013

Bath.

Avete mai sentito nominare Bath?

E’ una cittadina splendida!
Finalmente dopo sei anni di permanenza in Uk siamo riusciti a visitarla.
E abbiamo anche deciso di tornarci al piu’ presto.
Bath e’ una citta’ romana.
Romana nei materiali, nell’architettura, nell’acqua he sgorga dal complesso termale e forma delle piccole cascate gettandosi nel fiume Avon.
Romana sorprendentemente nel clima.
Le temperature medie di Bath a Settembre sono di ben due gradi piu’ alte di quelle di Londra.
Non c’e che dire, i Romani avevano l’occhio lungo, non sbagliavano un colpo.

Bath e’ una citta’ universitaria.
Avete presente Perugia?
Universitaria nei locali alla moda, nei negozi che vendono arredamento da studenti, negli studenti stessi.
Studenti che sono un po’ ovunque, chiacchierano, passeggiano, suonano.

Bath e’ un centro termale.
La sua Spa oltre ad essere famosissima e sempre affollata e’ un mix di romano e moderno, di sassi gialli, vetro e acciaio.
Non vedo l’ora di poterci trascorrere un intero pomeriggio, di quelli lontano dal mondo e dai pensieri, di quelli che fanno tanto bene all’anima.
Bath, a quanto pare e’ anche la sede della Jane Austen society, il cui festival annuale si teneva proprio questo sabato.
Se lo avessi saputo avrei sfoggiato il mio bellissimo vestito vittoriano blu con guanti e ombrellino coordinati.
Perche’ voi non lo avete?
E’ il capo che non dovrebbe mai mancare nell’armadio di ogni donna, ma anche uomo, che si rispetti.
In effetti Bath e’ anche parecchio vittoriana, con i suoi giardini curati, la sua passeggiata sul lungo fiume e le sue residenze sontuose.
Ma anche i suoi vicoli buoi e sporchi e le sue porticine sgangherate lungo i sottostrada.
Visitando Bath ho finalmente visualizzato molti dei luoghi descitti nel libro che sto leggendo al momento: “ Victorian Mystery megapack”.
Non che le faccia onore.
Questa e’ un’informazione per gli appassionati del genere, ecco.

P.S. Informazione di servizio, anche questo post è stato pubblicato sul bellissimo sito di  Bimbi e Viaggi. Ejoy!

Back Home.

Back home, eventually!

Scusate l’assenza.

Siamo stati in vacanza e si sa quando si sta in vacanza si spezza, si stacca.
Ne avevamo bisogno.
In questo mese sono accadute molte cose. Alcune mi sono piaciute, altre, no, per niente.
Mi e’ piaciuto stare una settimana al mare, servita e riverita, avendo come unico pensiero la quantita’di crema solare da applicare e il colore del costume da abbinare alle ciabatte.
Mi e’ piaciuto non avere i rimorsi della viaggiatrice mentre ero al mare servita e riverita perche’ lo stavo facendo per mia figlia.
Si, e’ vero, lo stavo facendo per mia figlia. Qualcuno ha qualcosa da obiettare?
Mi e’ piaciuto uscire tutte le sere della settimana con mio marito, accoccolati su un divano bianco bordo piscina a sorseggiare brandy lui, camomilla io.
Mi e’ piaciuto vedere mia suocera cavarsela egregiamente con mia figlia e farle dono di un po’ della sua straordinaria semplicita’ emotiva, che io le invidio tanto.
Non mi e’ piaciuta la sensazione di lasciare mia figlia a 2000km di distanza da me.
Mi e’ piaciuto pian piano aver superato la paura di lasciarla.
Non mi sono piaciute le lamentele continue di mia madre e l’ansia e il nervosismo che ha passato a mia figlia.
Dovevo aspettarmelo.
Ingenua io.
Tesoro della mamma.
Non mi e’ piaciuto il fatto di non aver trovato  mia figlia ad aspettarmi all’aereoporto e averla trovarta invece a casa dolorante perche’ era caduta dal divano.
Tesoro della mamma, non ti sei fatta nulla (non si era fatta nulla in effetti), su in piedi. Questo avrebbe dovuto dirti tua nonna invece di spaventarti come ha fatto.
Risali sul divano, avrebbe dovuto dirti dopo essersi accertata che non fosse successo nulla di grave.
Quando si cade da cavallo, si deve risalire subito. Cosi’, diceva il mio allenatore, io lo odiavo, spaventata e dolorante come ero, ma aveva ragione.
E se aveva ragione!
Mi e’ piaciuto vedere il bellissimo rapporto che mia figlia e’ riuscita a costruire con mia sorella e mio fratello. Pur vedendoli cosi’ poco.
Mi e’ piaciuto prendere definitiva consapevolezza del fatto che due settimane chidfree sono un sogno, da ripetere senza ombra di dubbio. Ma anche che tu, tesoro mio, sei il mio sogno piu’ grande. E questa consapevolezza mi ha fatto venire il coraggio di sognare ancora.
Mi e’ piaciuto vedere mia figlia cresciuta, coraggiosa, che sa quello che vuole.
Ma soprattutto mi e’ piaciuto tantissimo riportarmela a casa.

PS. Questo post e’ stato scritto a meta’ Luglio. Poi sono stata travolta dal lavoro e dalla migrazione di rete.

L’estate sembra cosi’ lontana. stamattina il mio cappotto nero ha fatto di nuovo capolino fuori dall’armadio. Speriamo che l’estate nel 2014 decida di passare da queste parti di nuovo, ne ho veramente bisogno.

Wednesday, May 29, 2013

Let it Be.

And when the broken hearted people
Living in the world agree
There will be an answer, let it be
For though they may be parted
There is still a chance that they will see
There will be an answer, let it be”


In compagnia delle mie amiche, sbarcate a Londra per il weekend, Sabato sera ho assistito al Musical dedicato ai Beatles “Let it Be”.
Adoro i musical: l’ho gia scritto da qualche parte? Se si, lo ripeto.
Se no, lo dico e lo sottolineo: adoro i musical.
Se non ne vedo almeno un paio l’anno, verso Dicembre comincia ad insinuarsi in me quel brividino di impazienza, di insoddisfazione, quella sensazione latente di non aver vissuto abbastanza.
Per fortuna vivo a Londra (ah e’ uno dei motivi per cui l’ho scelta, ecco giusto), per fortuna esiste il West End, per fortuna esistono i biglietti lastminute superscontati, per fortuna esistono gli upgrade.
Adoro gli upgrade. Ma questo e’ un altro discorso.
In una vita passata ero una attrice/ballerina/cantante di musical e vivevo a New York.
O forse lo saro’ nella prossima, chi lo sa.
O forse lo sara’ mia figlia che ha composto la sua prima canzone a quindici mesi. Una canzone che parlava di lei, del suo asilo e di una torta.
Che quando sta per addormentarsi tento di cantarle una ninna nanna e lei mi dice: “mamma shhhh canta M.”
Che ha imparato a fare le scale sul pianoforte e mentre suona mi dice: “mamma dance, cosi”, lascia il piano e comincia a roteare per la stanza infilando qua e la qualche inchino.
Che e’ in perenne ricerca di un pubblico per le sue piccole rappresentazioni.
(Non scherzo: la cosa e’ abbastanza inquietante.)
Sto divagando.
Parlavo del musical dedicato ai Beatles.
Al contrario di cio’ che pensavo, non e’ stato il solito musical da West End con cori e balletti.
E’ stato un vero e proprio concerto con i quattro attori/musicisti, somigliantissimi, che riproponevano pezzi dei concerti piu’ famosi, quasi sempre la loro parte finale, mentre intorno scorrevano immagini d’epoca.
I loro capelli si allungavano di concerto in concerto.
Cosi’ come i loro pantaloni.
Come in tutti i concerti abbiamo ballato e cantato a squarciagola, perche’ si sa le canzoni dei Beatles sono come quelle di Battisti non ricordi di averle mai ascoltate volontariamente eppure le conosci tutte a memoria.

“Love, love me do
You know I love you
I'll always be true
So please, love me do
Whoa, love me do”

“Well, shake it up, baby, now (Shake it up, baby)
Twist and shout (Twist and shout)
C'mon, c'mon, c'mon, c'mon, baby, now (Come on baby)
Come on and work it on out (Work it on out)”

“It's been a hard day's night, and I'd been working like a dog
It's been a hard day's night, I should be sleeping like a log
But when I get home to you I find the things that you do
Will make me feel alright”

“That's why I go for that that rock and roll music
Any old way you choose it
It's got a back beat, you can't lose it”

“Yesterday, love was such an easy game to play
Now I need a place to hide away
Oh, I believe in yesterday
Mm mm mm mm mm mm mm”

 Basta sono tantissime, non riesco piu’ a fermarmi.
Concludo con questa, che cantavo a mia figlia ogni volta che la allattavo e lei mi guardava con i suoi occhioni da cerbiatta.
Chissa’ se un giorno anche lei la cantera’ a squarciagola in un teatro del West End, con le sue amiche vicino e un’orda di cinquanta, sessantenni, scalmanati, intorno.
Io glielo auguro, anzi lo auguro a tutti: e’ stato veramente divertente.
 
“Hey jude, don't make it bad.
Take a sad song and make it better.
Remember to let her into your heart,
Then you can start to make it better.
Hey jude, don't be afraid.
You were made to go out and get her.
The minute you let her under your skin,
Then you begin to make it better.
And anytime you feel the pain, hey jude, refrain,
Don't carry the world upon your shoulders.
For well you know that it's a fool who plays it cool
By making his world a little colder.

Hey jude, don't make it bad.
Take a sad song and make it better.
Remember to let her under your skin,
Then you'll begin to make it
Better better better better better better, oh.
Na na na na na ,na na na, hey jude...”

Around The World With You: 1.

Si era capito che siamo personcine a cui piace andare in giro per il mondo vero?

Milena, una bravisssina professionista nel settore viaggi, che ha creato e gestisce il blog:
Bimbi e Viaggi, ci ha gentilmente ospitati nel suo spazio virtuale per raccontare il nostro viaggio ad Istanbul.

Spero che questo racconto possa contribuire, almeno un pochino, ad aumentare la voglia di chi lo legge a viaggiare.
Perche’ viaggiare e scoprire, partecipare e condividere, almeno per noi at the Blake Hose, sembra sempre essere la soluzione di tutti i mali!
Provare per credere.


Tuesday, May 21, 2013

#Tisaluto.

Anche noi @ the BlakeHouse aderiamo alla campagna promossa da Giorgia Vezzoli:

In Italia (ma non solo purtroppo) l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni. Spesso le donne subiscono commenti misogini: dalle considerazioni sull’aspetto fisico per intimidirle e ridurle alla condizione di oggetto, al rifiuto violento di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.
In Italia (ma non solo purtroppo) l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituati da tempo. Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto. Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa. L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo. L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensa se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero, abbandonando situazioni, programmi tv o semplici conversazioni (ma anche riunioni di lavoro, presentazioni, corsi di aggiornamento). Pensa se uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane, certo questo nel mio lavoro e’ parecchio difficile, ma tant’e’).
Pensa se in Rete si abbandonasse il dialogo, usando una semplice espressione: #tisaluto. Sarebbe un modo pubblico per dire: io non ci sto. O rispetti le donne o io, a queste regole del gioco, non ci sto. Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno: andiamocene.


E diciamo #tisaluto.

PS1. Lo scorso anno ho lavorato per un progetto in KSA per SA. Mentre vi lavoravo ho scoperto che la mia societa’ aveva preteso da SA una certa quota di presenza femminile sul progetto, anche a livello di project and engineering management. Le procedure anglosassoni sul razzismo di genere sono molto avanti rispetto a quelle di tanti altri paesi (compresa l’Italia ovvio) e questa presa di posizione (che aveva risvolti economici favorevoli per la mia societa’, che questi mica lo fanno per la gloria) all’epoca mi piacque parecchio.

PS2. Stessa cosa non posso dire della prima societa’ per cui ho lavorato subito dopo laureata. Societa’ italiana di provincia per locazione e mentalita’. Ne avrei da raccontare sul sessismo.
Dal responsabile di una filiale che non accettava donne nel suo staf perche’ la fidanzata era gelosa, a quello stesso responsabile che una volta mi disse: “se fossi un uomo saresti un ingegnere perfetto”.
Al project manager che non troppo velatamente una volta mi fece capire che dimostrandomi “amichevole” con uno dei clienti avremmo migliorato i feedback sul nostro lavoro.
Dopo poco li mandai tutti a quel paese e me ne andai.
Da allora ne ho fatta di strada.

Il mondo, per fortuna, molto lentamente ma inesorabilmente sta andando in un’altra direzione.
Chi non sapra' adeguarsi rimarra’ fuori dai giochi (come quella societa’ che ormai e’ quasi fallita), per fortuna.
 
#tisaluto

Con un bel po di ritardo, anche questo post partecipa al BlogStorming di Genitori Crescono: qui 

Monday, May 20, 2013

East is East.

And West is West.
Sono due film inglesi, girati il primo nel 1999 e il secondo nel 2010, ambientati nei primi anni ’70 (1971-1974)
Raccontano la storia di un uomo che dal proprio villaggio ne guardava un altro in cima alla montagna e sognava di raggiungerlo.
Da li ne guardava un altro e si rimetteva in marcia.
E ancora.
E ancora.
Ogni tanto tornava indietro.
Nell’ultimo villaggio raggiunto si era costruito una vita completamente diversa da quella del suo villaggio di origine. Talmente diversa che non ricordava piu’ quale fosse veramente la sua vita di prima.
Nell’ultimo villaggio, l’uomo aveva messo al mondo sette figli/e. Sette individui a cavallo tra la sua cultura, che lui voleva a tutti i costi preservare e la cultura del villaggio.
Sette TCK, Third Culture Kids.
I due film parlano dell’incontro di culture profondamente diverse, di un emigrante che cerca la sua casa, che cerca il sigificato della parola casa. Di un uomo che cerca un pezzetto di mondo che lo rappresenti. Di un disadattato insomma, che tradisce e abbandona la sua cultura a favore di una che lo rispecchi meglio. E poi si sente in colpa e rincorre un passato che non esisite piu’.
E vive la sua straordinaria avventura nel mondo con dolore, che infligge, purtroppo, anche a chi gli sta intorno.
I due film sono volutamente lievi e ironici, anche se a tratti li ho trovati pesanti come un macigno.
Li ho guardati con piacere e ne consiglio la visione a tutti gli emigranti  in giro per il mondo, soprattutto a quelli che si fanno prendere dal panico se non trovano al supermercato le mozzarelle di bufala.
E pensano di avere problemi di integrazione perche’ nel posto in cui vivono non esistono pediatri pagati dal sistema sanitario nazionale.
Ma anche a quelli che pensano che emigrare sia come andare in vacanza. Che sia impossible perdere le proprie radici. Che sia semplice vivere in bilico. Che sia impossibile dimenticare la via del ritorno.
Emigranti si nasce, quel villaggio sopra le montagne non e’ il sogno di tutti.
Ma quando quel sogno esiste ignorarlo e’ come spegnersi, anche se per raggiungerlo spesso si deve sacrficare un pezzo di se.

Wednesday, May 1, 2013

Vienna.

Lo scorso fine settimana abbiamo visitato Vienna.
Vienna e’ una citta’ rilassata ed efficiente, colta ed elegante.
Vienna e’ una citta’ molto verde.
Vienna e’ l’Alte Donau, il Vecchio Danubio con percorsi pedonali e ciclabili e le sue acque balneabili.
Mi sarebbe piaciuto molto fare una bella nuotata. La prossima volta la faro’.
Vienna e’ la Donauinsel, l’Isola sul Danubio, con il suo parco acquatico per bambini e i suoi fiori colorati.
Vienna e’ la U-Bahn e se e’ vero che una citta’ si puo’ giudicare dalla sua rete metropolitana, be’ la U-Bahn e’ proprio come Vienna: in orario, nuova ma non troppo, comodamente fruibile da tutti, non troppo piena di gente, comoda e tranquilla, non troppo costosa e senza barriere e tornelli.
Vienna e’ il suo centro storico e i suoi palazzi imperiali, Mozart e Klimt e ovviamente l’Hotel Sacher.
Vienna e’ la Sachertorte.
Vienna e’ il Nashmarkt, cosmopolita e affollato, colorato e profumato.
Vienna e’ la miriade di piccoli playgrounds nascosti nel verde dei parchi, pieni di sabbia, altalene e scivoli tanto amati dalla mia bimba con le trecce disordinate e le scarpette a fiori.
Vienna e’ il bellissimo parco del castello di Schönbrunn, con il trenino, gli scoiattoli rossi, la vista mozzafiato della Gloriette e lui, il Tiergarten Schönbrunn: lo zoo. A me gli zoo, anche nella loro versione politically correct di bioparchi, piacciono poco perche’ ho sempre pensato che una gabbia, anche se d’oro, rimane sempre una gabbia.
Pero’.
Il Tiergarten Schönbrunn e’ immenso e molto ben mantenuto, ci sono veramente molti animali.
Ci sono i pinguini artici e i lemuri del Madagascar, ma anche i panda rossi e i fenicotteri rosa.
Gli elefanti indonesiani e le farfalle, i pesci caraibici e quelli di profondita’.
Il lavoro delle persone che lo mandano avanti deve essere immane e i bambini che lo visitano ne rimangono estasiati.
Anche mia figlia lo era.
Visitando Tiergarten Schönbrunn si ha la sensazione di girare il mondo in un giorno, e’ una bella sensazione devo ammetterlo.
Vienna e’ anche il Prater, il Lunapark.
Come tutti i Lunapark e’ scintillante e decadente, sguaiato e divertente, pieno di giovani, bambini, vecchi e prostitute.
Vienna e’ la citta’ in cui ha scelto di vivere, volente ma forse anche un po’ nolente, una mia cara amica, le auguro di godersela tanto questa bella citta’ e di trovarci quel che cerca, qualunque cosa essa sia.


PS. In fondo a questo Blog e' miracolosamente apparso il logo dei Nicchioni, club di sociopatici  bloggers di nicchia, che della Nicchia (con la N maiuscola) hanno fatto il loro stile di vita.
Per saperne di piu': http://luciebasta.wordpress.com/2012/10/29/oggi-e-il-lunch-day-oggi-nasce-il-club-nicchioni/.


Tuesday, April 23, 2013

Greenwich.

Il quartiere di Greenwich mi piace.
Mi piace per molte ragioni.
Prima fra tutte perche’ mi ricorda che, seppur cesciuta in campagna, sono inesorabilmente e irrimediabilmente una donna di citta’.
Non posso che esserlo, visto che, pur avendo visitato spiagge incontaminate, fiordi mozzafiato, foreste di baobab dell’africa piu’ profonda, colline addobbate da migliaia di girasoli gialli e fiori di lavanda blu, pur avendo assaporato la magia del Bosforo e delle cime dolomitiche, penso ancora che uno dei luoghi piu’ belli del mondo sia il tratto di DLR che congiunge Canary Warf a Cutty Sark.
Mi piace per il suo immenso parco che si snoda tra l’osservatorio e il Museo della Marina dove per le Olimpiadi avevano allestito i campi gara delle discipline equestri.
Mi piace per il suo Museo della Marina che ospita opere di ingegneria navale, relitti di navi antiche e mostre fotografiche il cui tema e' il mare.
Mi piace per la sua atmosfera di porto di colonia lontana, quasi caraibico direi.
Mi piace per il suo Old Royal Naval College, cosi’ formale ed elegante ma anche cosi’ moderno, il cui parco interno si getta nel Tamigi senza soluzione di continuita’.
Mi piace per le sue stradine pedonali che ricordano tanto quelle di Cambridge (sara’ un caso?) e per il suo mercato coperto dove gli odori e i sapori dello street food di tutto il mondo si mescolano agli oggetti di antiquariato, ai giochi da tavolo, ai capi di abbigliamento creati e realizzati da giovani stilisti e alle creazioni degli altrettanto giovani designers.
Mi piace perche’ e’ verde e blu e anche un po’ rosso.
Perche’ vi passa ogni anno la Maratona di Londra e qualche volta anche il Tour de France.
Perche’ e’ sempre pieno di gente che viene e che va.
Perche’ cerco di immaginare come era tanti anni fa, al culmine della sua indecente bellezza, quando vi transitavano mercanti, pirati, donne e uomini d’affare, spezie, vini, cibo esotico e ricchezze di ogni genere.
E sono piuttosto sicura che mi sarebbe piaciuto molto anche allora.

Tuesday, April 9, 2013

TBW

Cosi’ ho sentito definirla ieri, TBW: “That Bloody Woman”.
Lei, Margareth Tatcher e’ morta ieri, all’eta’ di 87 anni, ed oggi, qui, a modo loro, un po’ tutti parlano di lei.
Lei che soffriva da anni di demenza senile.
Lei che ormai compariva molto raramente in pubblico e quando lo faceva era sempre accompagnata e sorretta dai suoi due figli.
Lei che aveva avuto il primo infarto poco dopo la morte di suo marito, e da quel momento tutto era divenuto una nuvola sempre piu’ confusa.
Lei che aveva sempre osteggiato l’introduzione di asili nido a prezzi popolari.
Popolari, si, per il popolo, come diceva lei.
Lei che ha fatto morire un uomo di fame. Letteralmente.
Lei che ha sacrificato centinaia di vite per una guerra senza senso. E pure se avesse avuto senso, quella guerra, sempre centinaia di vite sono state sacrificate. E una vita e’ sempre piu’ importante di una guerra.
Lei che ha sconvolto il tessuto sociale anglosassone.
Lei che aboli’ il Greater London Council, lasciando Londra e i Londinesi senza guida e protezione perche’ non condivideva le idee politiche dell’allora sindaco, Red Ken.
Lei che ha fatto della meritocrazia la sua piu’ grande battaglia, senza se e senza ma.
Lei che nel bene e nel male ha risollevato le sorti economiche e sociali della nazione in cui vivo.
Lei che ha fatto si che ad oggi, le menti brillanti di tutto il mondo transitano in questo paese, vi lasciano traccia, vi producono ricchezza. E spesso rimangono, lamentandosi del tempo.
Lei che ha guardato avanti e ha servito il suo paese. Letteralmente.
Lei che si e’ sempre presa tutte le responsabilita’ del caso.
Lei che e’ stata una delle donne piu’ potenti del mondo. E sostenava che essere potenti e’ come essere donne, se lo si e’ davvero non c’e bisogno di ricordarlo a tutti ogni giorno.
Lei che ha sempre creduto nella forza delle sue idee. Spesso sbagliate a mio modestissimo parere, ma sempre molto chiare.
La chiarezza di idee e’ stata la sua forza.
Ed e’ per questa sua chiarezza di idee e questa sua forza che io la stimo cosi’ tanto, That Bloody Woman.

PS. Qualche giorno fa mi e’ stato assegnato un piccolo premio tra bloggers: “The Versatile Blogger Award”. La blogger etichetta avrebbe voluto che io perpetrassi il premio a 15 piccoli blog.
Ecco io 15 blog non li conosco!!
Lo so, sono pessima: sociopatica nel reale e nel virtuale.
Cerchero’, in futuro, di rimediare.
Ringrazio comunque Duda Tissa  (http://essenzaconfusa.blogspot.co.uk/) per aver menzionato il mio blog e piu’ che altro per leggermi. Grazie, un saluto cara.

Thursday, April 4, 2013

I did it!


Qualche giorno fa, ti ho osservata prendere una mela e poi esclamare: “I did it!”
Non so perche’, ma mi sono commossa e non ho potuto fare a meno di pensare: “I (we) did it!”
L’ho (abbiamo) fatto davvero.
Ho (abbiamo) creato una persona, nuova, autentica, genuina.
Con i suoi pregi e i suoi difetti.
Con i suoi giorni si e i suoi giorni no.
Con le sue aspettative, le sue passioni e le sue insicurezze.
Con i suoi piccoli traguardi e le sue ciglia infinite.
Con le sue trecce e i suoi vestitini, per ora, preferibilmente, pink (pink??!!!).
Con i suoi abbracci e i suoi baci, con le sue sfuriate e i suoi ravvedimenti.
Con i suoi “oh, wow” ed i suoi “no”, i suoi “ok” ed i suoi “it’s miiiine”.
Uguale a tante altre eppure cosi’ unica.
Uguale a tante altre eppure cosi’ speciale.
Uguale a tante altre eppure cosi’ simile a me (noi).
Creare una persona non era mai stato in cima alle mie priorita’, chissa’ per quale motivo, chissa’ perche’.
Chissa’ perche’ mi sembra cosi’ strano e speciale.
Lo hanno fatto in molti, lo faranno in molti nei tempi a venire.
Lo faro’ (faremo), forse, ancora, anche io (noi) chi lo sa.
Eppure.
Eppure, a me sembra un avvenimento speciale.
Tu, sei, un avvenimento speciale.
I (we) did it!
La tua strada, tesoro mio, e’ cominciata da qualche tempo ormai.
La tua strada, tesoro mio, sara’ come la costruirai tu.
E sara’ unica.
E quando e se ne avrai bisogno io (noi) saro’ (saremo) con te, anche se ci separeranno migliaia di chilometri, anche se ci separeranno dieci fusi orari.
Oggi non e’ il tuo compleanno.
Oggi non e’ una ricorrenza particolare.
E’ un giorno qualunque e come tutti i giorni qualunque mi emoziono pensando a te, al tuo essere, per me (noi) un evento cosi’ speciale.

Thursday, March 21, 2013

La Scuola di Magia


Alla scuola di magia si arriva partendo dalla stazione di King’s Cross, binario 9e3/4, lo sanno tutti.
Il treno parte alle otto in punto e non ammette ritardatari.
La scuola di magia e’ a Nord, vicino al mare.
Oltre il muro.
E se qualcuno e’ arrivato fin quassu’ e ha costruito un muro, ecco, vorra’ pur dire qualcosa.
Dalla scuola di magia si vedono le montagne innevate e si ascolta il suono del vento freddo e pungente.
La scuola di magia e’ un luogo magico.
Nella scuola di magia ci sono torri, vapori puzzolenti provevienti da bocche incidentalmente aperte, calderoni bollenti e forni sempre accesi.
Nella scuola di magia si custodiscono i segreti del mondo, non tutti, ovvio, ma un numero considerevole.
Nella scuola di magia i tenutari del sapere cercano di cambiare la natura della materia, di analizzarne i cambiamenti e di predirne i comportamenti.
Cercano di madare avanti il mondo, insomma.
E ci riescono egregiamente, devo dire, sanno stare sul mercato i signori.
La scuola di magia e’ sempre stata li, da tempo immemore, da quando gli uomini della zona estraevano il carbone nelle miniere e lo utilizzavano per produrre l’acciaio e forgiare le spade del regno.
La scuola di magia ha superato con coraggio  l’epoca dell’inquisizione e poi della deindustrializzazione e ora della connessione.
La scuola di magia mi ha particolarmente colpita, in un’altra epoca della mia vita avrei fatto di tutto pur di farne parte.
Ora no, preferisco visitarla e inebriarmene di tanto in tanto.
Fa troppo freddo e il vento sferza troppo impunito.

Friday, March 15, 2013

New York.

A New York mi sento sempre molto a mio agio.
Devo averci vissuto nella mia precedente vita, tanto mi trovo a mio agio quando ci vado.
New York la conoscono tutti, con tutti i telefilm che vi hanno filmato ogni angolo, ogni strada, sembra sempre cosi’ familiare.
New York e’ la prima citta’ che ho fatto visitare a mia figlia, ci tenevo.
Dopo la prima volta che ho visitato New York la mia vita e’ cambiata.
Sarebbe cambiata comunque? Ci saremmo comunque scelti? Avresti comunque fatto parte della mia vita e contribuito cosi’ tanto a realizzare i miei sogni?
Forse si, o forse no.
New York e’ stato il primo dei miei, tanti, sogni, ormai realizzati.
New York sono i taxi gialli al semaforo dietro Times Square.
New York e’ la metropolitana, piu’ vecchia e malandata di quella di Londra, con le piastrelline del bagno e senza ascensori, con la gente che salta i tornelli come se niente fosse.
New York e’ Madison Avenue, DKNY e Ralph Lauren.
New York e’ la nostra casa ad Harlem sulla 129ma strada.
New York e’ Harlem, la 125ma strada, che sembra un po’ Wembley e non sai mai veramente in quale posto del mondo ti trovi.
New York e’ il Village e l’atmosfera che vi si respira.
New York e’ Central Park, i film che vi girano, la gente che corre, le ombre della sera, il bosco, le colline e le biciclette.
New York e’ il traghetto per Staten Island.
New York e’ Staten Island.
A New York dai tombini esce veramente il vapore, come nei film.
New York e’ Tiffany, i locali di musica jazz e le discoteche rock.
New York e’ il MoMa e il Guggenheim.
New York non e’ poi cosi’ difficile da attraversare in macchina, anche se non la si conosce e non si e’ mai guidata una macchina con il cambio automatico prima.
New York sono le ciambelle a colazione, il caffe’ bollente e gli hotdog.
New York mi manca un po’, devo tornarci presto.
A New York mi sento sempre molto a mio agio, lo avevo gia detto?

Monday, March 4, 2013

La vita.

La vita e’ come una gara di pentathlon moderno.
Puoi essere fisicamente portato per la corsa e correre piu’ veloce degli altri, puoi impegnarti, sputare sangue e superare te stesso e i tuoi limiti nella gara di nuoto, puoi essere preciso e avere nervi d’acciaio e colpire tutti i dieci della sagoma nel tiro, puoi avere grinta, coraggio e coordinazione ed infilare tutte le stoccate ai tuoi avversari.
Ma se il cavallo che hai sorteggiato per la gara di equitazione decide di scaraventarti a terra, non puoi far altro che accettare la sconfitta, tentare di risalire presto, se non ti sei fatto troppo male, e ritentare al prossimo giro.
O con uno sport meno impegnativo.

Friday, March 1, 2013

Ieri.

Ieri dicono sia finito l’inverno. A me non sembra proprio.
Ieri ho capito finalmente che per continuare ad essere amiche bisogna volerlo.
Ieri ho finalmente capito le parole di una amica, dette un anno fa.
Ieri ho capito che la storia delle persone e dei loro tempi, io non la capiro’ mai sul serio, ci ricasco sempre perche’ e’ un concetto a me troppo estraneo. Come la gelosia. Chissa’ se da qualche parte esiste qualcuno come me, forse sono un alieno, oppure ho una modificazione rara del DNA.
Ieri mi hanno comunicato che la domanda Icheme da me inoltrata per la Chartnership e’ stata deferita di 12 mesi. Che le persone che dovevano essere informate sono gia state informate.
Ieri mi sono ricordata di nuovo cosa significa sentirsi umiliati e non all’altezza. Un’altezza molto alta, lo so, ma da un po’ ero abituata ad arrivarci sempre a quella altezza. Ed era bello.
Ieri ho scoperto che mia figlia sa leggere, va in giro alla ricerca della O, della P, della W, della B e della I per leggerle. E poi le conta. Ed io la mangerei di baci per quanto e’ bella.
Ieri ho scoperto che la verza rossa e’ molto piu’ buona di quella bianca.
Ieri ho mangiato al ristorante giapponese con finestra sul mondo e ho passeggiato sul canale e ogni volta che lo faccio mi ricordo quanto mi piace vivere qui.
Ieri mi sono ricordata di quando all’universita’ sentivo dire che tutte le cose che stavo studiando una volta al lavoro le avrei dimenticate perche’ non mi sarebbero piu’ servite. Invece mi servono in continuazione, anzi spesso comprendo ora quello che all’epoca tentavo di studiare.
Ieri ho scoperto che dopo 10 anni pare che io e Lui abbiamo una visione diversa del risultato delle ultime elezioni politiche.
Ieri avevo deciso che oggi avrei ricominciato a correre.
Ieri, ad un certo punto, e’ finito. Oggi e’ un altro giorno e a correre ricomincio lunedi, che ne’ di venere ne’ di marte ci si sposa o si da inizio all’arte.