Sono due film inglesi, girati il primo nel 1999 e il secondo nel 2010, ambientati nei primi anni ’70 (1971-1974)
Raccontano la storia di un uomo che dal proprio villaggio ne guardava un altro in cima alla montagna e sognava di raggiungerlo.
Da li ne guardava un altro e si rimetteva in marcia.
E ancora.
E ancora.
Ogni tanto tornava indietro.
Nell’ultimo villaggio raggiunto si era costruito una vita completamente diversa da quella del suo villaggio di origine. Talmente diversa che non ricordava piu’ quale fosse veramente la sua vita di prima.
Nell’ultimo villaggio, l’uomo aveva messo al mondo sette figli/e. Sette individui a cavallo tra la sua cultura, che lui voleva a tutti i costi preservare e la cultura del villaggio.
Sette TCK, Third Culture Kids.
I due film parlano dell’incontro di culture profondamente diverse, di un emigrante che cerca la sua casa, che cerca il sigificato della parola casa. Di un uomo che cerca un pezzetto di mondo che lo rappresenti. Di un disadattato insomma, che tradisce e abbandona la sua cultura a favore di una che lo rispecchi meglio. E poi si sente in colpa e rincorre un passato che non esisite piu’.
E vive la sua straordinaria avventura nel mondo con dolore, che infligge, purtroppo, anche a chi gli sta intorno.
I due film sono volutamente lievi e ironici, anche se a tratti li ho trovati pesanti come un macigno.
Li ho guardati con piacere e ne consiglio la visione a tutti gli emigranti in giro per il mondo, soprattutto a quelli che si fanno prendere dal panico se non trovano al supermercato le mozzarelle di bufala.
E pensano di avere problemi di integrazione perche’ nel posto in cui vivono non esistono pediatri pagati dal sistema sanitario nazionale.
Ma anche a quelli che pensano che emigrare sia come andare in vacanza. Che sia impossible perdere le proprie radici. Che sia semplice vivere in bilico. Che sia impossibile dimenticare la via del ritorno.
Emigranti si nasce, quel villaggio sopra le montagne non e’ il sogno di tutti.
Ma quando quel sogno esiste ignorarlo e’ come spegnersi, anche se per raggiungerlo spesso si deve sacrficare un pezzo di se.
Vidi East is East secoli fa, forse quando uscì o poco dopo, credo fossi proprio in Inghilterra all'epoca e ricordo che quel film mi colpì e mi fece molto riflettere. Hai fatto delle considerazioni molto vere. Cercherò West is West. Grazie per la segnalazione.
ReplyDeletePrego! West is west secondo me e' piu' leggero e ironico e ha un sapore di bollywwod, che mette di buon umore!
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